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MUSICA: VENTI ANNI FA MORIVA IL TENORE MARIO DEL MONACO/ANSA

MUSICA: VENTI ANNI FA MORIVA IL TENORE MARIO DEL MONACO/ANSA



ROMA - Venti anni fa (16 ottobre 1982) moriva Mario Del Monaco, uno dei più grandi tenori del secolo. Aveva 67 anni e da allora la sua voce resta nella leggenda e nelle incisioni discografiche. Alla sua carriera inimitabile e alla sua vita è dedicata ora una monumentale biografia scritta da Elisabetta Romagnolo. In novecentotrenta pagine (Editore Azzali di Parma), il libro, intitolato "Mario Del Monaco - Monumentum aere perennis", segue con cronologica precisione lo sviluppo della sua arte, che ne fece un interprete completo, scenicamente e vocalmente, legato ai personaggi più eroici del repertorio dell'Otto e Novecento: da Pollione nella 'Norma' di Bellini, all'Otellò di Giuseppe Verdi. Nato a Firenze il 27 luglio del 1915, Del Monaco studiò musica prima da autodidatta, poi dal 1934 al 1937 al conservatorio di Pesaro, che in quegli anni si chiamava "Liceo Rossini" . Il suo debutto avvenne nel 1941 a Milano con "Madama Butterfly". Negli stessi anni studiò pittura e scultura, diplomandosi alla scuola d' arte di Pesaro. La passione per l'arte non lo abbandonò mai, anzi dal 1940 in poi curò con particolare attenzione le sue numerose mostre personali in Italia e all' estero. La sua carriera di cantante lirico fu rapida e coronata da enorme successo. Ancora oggi è per molti il più grande tenore del dopoguerra, ricordato anche per le sue straordinarie interpretazioni drammatiche nelle opere veriste, oltre che per il fascino della sua voce. Nel 1973 si era ritirato dalle scene, andando a vivere in una grande villa veneta in mezzo ad un parco secolare a Lancenigo, poco lontano da Treviso. Sposato con Rina Fedora Filippini, anch' essa cantante, aveva due figli, fra i quali Giancarlo, regista e sovrintendente generale del teatro di kassel e di altre importanti istituzioni. La sua fortuna (o piuttosto la sua intuizione) fu di capire - appena finita la guerra - l'importanza che le registrazioni discografiche avrebbero avuto per la diffusione della musica e per la popolarità degli artisti. Quasi sempre in coppia con Renata Tebaldi fu così per molti anni una delle punte della Decca, il marchio fonografico fra i più illustri. Secondo Giancarlo Landini, che firma la prefazione al volume della Romagnolo, "Il forte appeal, un vero e proprio carisma, unito alla fenomenale rilevanza dela voce, impose Del Monaco come elemento di punta di quella grande pattuglia di artisti che negli anni Cinquanta tenne alti in tutto il mondo i colori della scuola italiana di canto". Dalla sua biografia apprendiamo che quei trionfi erano frutto di una diuturna ed instancabile riflessione sui misteri della voce, di una meditazione durata fino alla morte sui segreti della tecnica e sull'eterno problema del'adattamento della teoria alla pratica, cioé il passaggio dall'organo vocale alla perfezione della musica. Ed ancora dietro ogni interpretazione c'era uno studio ininterrotto, rinnovato ad ogni allestimento. Del Monaco sapeva che il cantante lirico in un mondo moderno plasmato dalla tecnica cinematografica doveva affinare le sue doti sceniche. E in questo fu impareggiabile: sublime cantante lirico e grande attore.

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